Tessuti Recuperati

Il nostro progetto parla di sostenibilità ambientale, recupero dei mestieri artigiani e recupero delle relazioni umane. Quello che vorremmo recuperare, principalmente, è la bellezza.

Sappiamo che la forma più ecologica di produzione oggi riguarda soprattutto il riciclo. Siamo sommersi di materiali e dovremmo entrare nell’ottica di dargli nuovi usi finché il materiale stesso ce lo consente. 

Ci siamo chieste come fare, e in poco tempo ci sono venuti agli occhi e alle mani i “rotoli di panno”. Aprendo vecchi armadi e curiosando in soffitte, la gran parte di noi ha dei rotoli di panno che le nostre nonne, zie, mamme, ci hanno lasciato.  E’ davvero un tesoro prezioso e vi spieghiamo perché!

Sono delle stoffe, metri e metri di stoffa arrotolata su se stessa, anche perchè il ferro da stiro come siamo abituati a vederlo noi oggi non esisteva, e arrotolandoli non si sarebbero stropicciati. E’ una stoffa tessuta interamente a mano con antichi telai…senza l’utilizzi di alcun macchinario. Possono avere una trama semplice oppure a righe, a scacchi, a “occhio di pulcino”. A volte troviamo delle lettere ricamate, delle iniziali, che appartenevano alla sposa che li avrebbe ricevuti. Queste stoffe erano così preziose che venivano quantificate negli atti notarili di nozze. Sono tessuti molto forti e resistenti, servivano per realizzare tutta la biancheria delle casa, tovaglie, asciugamani, lenzuola ma anche vestiti! Se avete la fortuna di avere delle lenzuola realizzati con questi tessuti sapete bene di cosa parliamo… Sono freschissime in estate e trattengono il caldo in inverno.

Coltivazione e lavorazione della canapa

Prima si coltivavano lo “glì” cioè il lino e la canapa: si coltivavano per fare le corde, le lenzuola. La canapa si è coltivata fino a cinquanta anni fa. Quando era matura la canapa si “carpiva“, si facevano tutti mazzetti che venivano alzati diritti per asciugare al sole. Quando era asciutta si “sbatteva” per far cadere le foglie e si portava nei “vurghi” per “curarla”. I vurghi erano delle grosse buche che venivano riempite di acqua e dove la canapa veniva fatta macerare. Quando era pronta si tirava fuori, si lavava, si faceva asciugare e si “acciaccava” con la “macigna”. Poi venivano i canapini che la pettinavano e facevano “li nocchi” e la “rascelenia“. Le donne poi la filavano con la “conocchia” e il fuso e poi la tessevano al telaio. La conocchia era fatta di legno di nocello o con la canna.

La coltivazione della canapa era diffusa nell’area del Piceno. La pianta veniva seminata all’inizio della primavera e si raccoglieva a partire dalla fine di giugno ai primi di settembre. Si estirpavano per prime le piante maschio e per ultime le piante femmine che portano i semi. Le canapaie si concentravano nelle vicinanze dei corsi d’acqua. Dopo la raccolta la canapa era posta nell’acqua a macerare, in appositi fossi. Dopo una settimana circa i fasci di canapa venivano fatti asciugare al sole. La fase successiva prevedeva battitura e gramolatura degli steli per liberare la parte fibrosa della pianta e prepararla alla cardatura. Il tipo di gramola utilizzata, la mancìngola, è un macinone obliquo molto pesante manovrato dagli uomini. La pettinatura era eseguita con pettini in ferro dalle donne ma anche da cardatori professionisti. Dalla pettinatura si ottenevano due tipi di fibre: la stoppa più grezza e il tiglio da cui si otteneva il filato più pregiato. Dalla filatura si ottenevano le matasse di filato che dipanate e raccolte sulle spole erano pronte per l’orditura. La navetta con il filo della trama, lanciata alternativamente tra i fili dell’ordito, è l’operazione finale con cui si ottiene il tessuto.  Fonte: https://www.guidedocartis.it

” La storia del rotolo di panno si lega strettamente a quella della coltivazione della canapa molto diffusa nel nostro territorio. Produrre il panno, era così importante nell’economia familiare di sussistenza di un tempo che un pezzo di terreno era tenuto sempre a disposizione per la coltura della canapa o del lino. In genere ogni famiglia, per soddisfare il proprio fabbisogno, produceva da sei a dieci fasci di canne (canapa) da cui si potevano ricavare almeno una coppia di lenzuola, una tovaglia, un paio di vestiti, alcuni sacchi e un paio di bisacce.” B.Pacelli, Il Canaparo

Il cotone era un materiale più costoso e chi poteva permetterselo lo utilizzava almeno per l’ordito, da tramare poi con la canapa o il lino. Il concetto di sostenibilità ambientali attraverso questi materiali, oltre al recupero, lo raggiungiamo anche peri fatto che nelle coltivazioni da cui provengono non venivano utilizzati pesticidi dannosi o trattamenti chimici pericolosi anche per la pelle. Per questo anche il loro colore è grezzo!

Per tutte le storie che vi abbiamo brevemente raccontato sopra, abbiamo deciso di iniziare a realizzare i nostri abiti con questi meravigliosi tessuti!